Ci sono dei gesti che si ripetono automaticamente, che celano affetti e ricordi. Così ogni volta che passo davanti alla sua vetrina, perché è la sua vetrina, cerco la rosa di Mara, dentro un vaso di vetro antico. Mara Zecchi è stata per me in primo luogo una grande amica della mia famiglia, il mio babbo si fermava nella sua bottega tutti i giorni, a far due chiacchiere, ma è stata soprattutto un esempio di cortesia eleganza, e di un pensar antiquariale che rifletteva tutto il suo essere. Così oggi per me credo come per molti che l’hanno conosciuta bene esiste il suo stile ed esiste il suo essere, la sua gentilezza, la sua benevolenza e la beneficenza, che sapevamo che elargiva generosa. Nel mio racconto non posso non pensare che gli ultimi due oggetti che le ho venduto, il mio babbo non c’era più da poco tempo, furono due candelieri in legno di Bosso del seicento a piccoli rocchetti e eleganti che avevo acquistato a qualche mercato negli Stati Uniti. Era un’epoca non andrebbe detto ,in cui qualche piccolo oggetto si portava in valigia, e quando le comprai forse a Baltimora pensai: “questi sono per la Mara.” E li acquistò, ma sempre, mi è rimasto un dubbio che lo abbia anche un po’ fatto per incoraggiarmi, per darmi una spinta. Lei era così.
Così, insieme a sua figlia Lisa, l’ultima volta che l’ho vista ad una mostra mi ha incoraggiato ancora, dicendomi forza, vai avanti che sei bravo. Era una donna in un’epoca in cui non erano poi tante le donne nel mondo dell’antiquariato, ma come le sue poche colleghe si distingueva per stile ed energia.
Io credo, che molti di noi, della nostra generazione, ogni volta che vedranno ad una fiera o in una vetrina, un certo tipo di stand, o di esposizione semplicemente di un certo tipo di eleganza e di ricostruzione un po’ filologica, paradossalmente di di un mondo immaginario, migliore, non potremo non esclamare “questo è stile Mara Zecchi”.

11 Settembre 2026