Internazionalità alla BIAF: una prospettiva tra passato e futuro

L’idea della BIAF continua a essere corretta, sostenibile, vincente; e così il discorso che le gallerie antiquarie alimentano nel mondo.

di Stefano Pirovano

Il tempo passa, la vita cambia. L’arte resta; e con essa rimane anche la più antica fiera d’arte al mondo, ossia la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, che mentre scriviamo si appresta a portare a termine la sua 34esima apparizione, in eccellente stato di forma. Un po’ più minimale nell’allestimento, un po’ più luminosa, un po’ più comoda da navigare, la BIAF prova di saper sopravvivere al tempo, esattamente come i beni che ne sono la sostanza. Già, perché dopo tutto quel che un collezionista cerca negli oggetti che ama raccogliere è anche la loro capacità di rimanere immutabili nei secoli, esattamente come l’oro o le pietre preziose, ma con l’aggiunta di incorporare in sé l’impronta della più fine capacità intellettiva umana, il talento. Poi il passo dall’antropologia culturale alla geografia è lieve, soprattutto in tempi di fluidità culturale e intelligenze artificiali. Ed ecco che quest’anno, il primo sotto la guida del nuovo Presidente Bruno Botticelli, pare opportuno soffermarsi sull’aggettivo “internazionale”, lì dal 1959 per indicare la necessità culturale prima che commerciale di proiettare l’arte italiana nel mondo. E il mondo ha risposto, a cominciare dai musei, che certo non vengono a Firenze per la flat tax, per la cucina, o per fare shopping di lusso in via de’ Tornabuoni. Vediamo come, tenendo presente che ci troviamo in contesto europeo segnato dalla più complessa combinazione di crisi geopolitiche, energetiche e di competitività degli ultimi decenni.

BIAF 2026, installation view. Ph: Dario Borruto.

Quest’anno il Getty Museum ha mandato Anne-Lise Desmas, senior curator and head of the Department of Sculpture and Decorative Arts della prestigiosissima istituzione americana, primo baluardo dell’arte antica italiana negli Stati Uniti (per comprendere a fondo il ruolo giocato nella seconda metà del Novecento dal Museo sullo scacchiere mondiale mi permetto di raccomandare a chi non l’avesse ancora letto The Burdens of Wealth: Paul Getty and his Museum, di Burton B. Fredericksen, 2015). Da Los Angeles è arrivata a Firenze anche Sabina Zonno, in rappresentanza del Huntington Museum. Sempre dalla West Coast, per il Fine Arts Museums di San Francisco c’era Furio Rinaldi, mentre dalla sponda opposta del continente si è mosso C. D. Dickerson III, che dallo scorso anno è a capo del National Gallery of Art’s Center for Advanced Study in the Visual Arts e che con il collega Andrew Sears e Arturo Galansino ha curato la mostra Broken a Palazzo Strozzi. Dal Cleveland Museum Alexander Noelle e Cory Korkow, rispettivamente Henry and Anne Ott-Hansen Family Associate Curator of European Paintings and Sculpture, 1500–1800 e Curator of European Paintings and Sculpture, 1500–1800. Poi Kit Maxwell, che dell Art Institute of Chicago è Chair and Eloise W. Martin Curator of Applied Arts of Europe. Dal Louvre Thomas Bohl, conservatore dei dipinti italiani dei secoli XIII, XIV e XV, professore alla École du Louvre, responsabile del corso di storia generale dell’arte del Rinascimento e soprattutto curatore nel 2025 della seminale mostra “Cimabue. Alle origini della pittura italiana” (Parigi, Museo del Louvre, 22 gennaio – 12 maggio 2025).

BIAF 2026, installation view. Ph: Dario Borruto.

Al di là delle figure museali, la lista delle personalità straniere che hanno visitato Palazzo Corsini quest’anno include, tra l’altro, tre illustri rappresentanti di TEFAF, ossia Maarten ten Holder, Managing Director della fiera, Ugo Pierucci, Presidente del Board of Trustees, Manon van der Beuken, Direttrice di TEFAF Maastricht. Con loro c’era l’antiquario belga Marcel Nies, un’autorità nel settore delle arti asiatiche, già membro non votante del Vetting Committee di TEFAF. Tra i mercanti stranieri presenti a Firenze anche Alexis Kugel, Laura e François De Jonckheere, Marie-Amélie Carlier (erede della galleria fondata da Nicolas Brimo nel 1908, Brimo de Laroussilhe), Andrew Butterfield. Con questi sono venuti gli art advisor internazionali, come Ulrike Goetz, Alex Kader, Katherine Zock, oppure Isabelle D’Amécourt. Il che vale a dire, anche alla luce di quanto detto sopra, che quando si parla di mercato dell’arte antica italiana la BIAF continua a essere il punto di riferimento assoluto e che è da qui che bisogna partire per continuare a lavorare sul fondamentale tema dell’internazionalità.

BIAF 2026, installation view. Ph: Dario Borruto.

Dei collezionisti non diremo, in ossequio all’elegante criterio di riservatezza che anche all’epoca dei social network ancora regola tacitamente questo ambiente. Ma ci concediamo di citare l’interior designer francese Jacques Garcia – il suo castello di Normandia, Champ-de-Bataille, è concepito come un insieme storico-estetico, nel quale mobili, porcellane, sculture, tessuti, dipinti e arti decorative vengono ricollocati in un ambiente architettonico coerente – e l’artista e regista Julian Schnabel, a cui la BIAF ha quest’anno assegnato il Lorenzo d’Oro, per il film dedicato a Dante e alla Divina Commedia (La mano di Dante, 2025). Per il resto, basta consultare gli account Instagram delle gallerie.

I numeri ufficiali verranno comunicati tra un paio di giorni, quando i battenti di Palazzo Corsini chiuderanno e cominceranno a scorrere i titoli di coda. Ma gli umanisti, si sa, dei numeri si fidano poco. Loro preferiscono affidarsi alle idee, che le parole comunicano. Il dato rilevante e difficilmente discutibile è che per il momento la leadership della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze non è in discussione. L’idea della BIAF continua a essere corretta, sostenibile, vincente; e con essa continua a essere tale il discorso culturale ed economico che le gallerie antiquarie che le danno vita portano avanti. Le mode passano, le vite cambiano, le opere d’arte, le vere opere d’arte, restano.

Le gallerie della 34ª edizione BIAF

800/900 ARTSTUDIO · AL FINE ART ANTONACCI LAPICCIRELLA · ALESSANDRA DI CASTRO · ALESSANDRO CESATI · ALICE FINE ART · ALTOMANI & SONS · ANTICHITÀ GIGLIO · ATTILIO CECCHETTO ANTIQUARIO · BACARELLI ANTICHITÀ · BOTTEGANTICA · BOTTICELLI ANTICHITÀ · BRUN FINE ART · BUTTERFLY · CALLISTO FINE ARTS · CANTORE GALLERIA ANTIQUARIA · CARLO ORSI · COPETTI ANTIQUARI · CORTONA FINE ART · ED GALLERY · ENRICO FRASCIONE · ENRICO GALLERIE D’ARTE · FLAVIO GIANASSI FG FINE ART · FONDANTICO di Tiziana Sassoli · FRASCIONE GALLERY · GALERIE CANESSO · GALLERIA BERARDI · GALLERIA CARLO VIRGILIO & C. · GALLERIA CONTINUA · GALLERIA D’ARTE FREDIANO FARSETTI · GALLERIA GOMIERO · GALLERIA MARLETTA · GALLERIA POGGIALI · GALLERIA ROBERTO DUCCI · GALLERIA RUSSO · GALLO FINE ART · GALLORI TURCHI ANTICHITÀ · GIACOMETTI OLD MASTER PAINTINGS · GIAN ENZO SPERONE · GIORGIO BARATTI ANTIQUARIO · GIOVANNI ASIOLI MARTINI ANTIQUARIO · GOLDFINCH FINE ARTS · HARTFORD FINE ART – LAMPRONTI GALLERY · IOTTI ANTICHITÀ · LEONE · LONGARI ARTE MILANO · LULLO PAMPOULIDES · MAISON D’ART · MATTEO LAMPERTICO Arte Antica e Moderna · MAURIZIO BRANDI ANTIQUARIO · MAURIZIO NOBILE FINE ART · MEARINI FINE ART · MICHELE GARGIULO “ANTIQUARIO” · MILANI ANTICHITÀ · MIRCO CATTAI FINE ART & ANTIQUE RUGS · ORSINI arte e libri · OSART GALLERY · PAOLO ANTONACCI · PARRONCHI DIPINTI ‘800-‘900 · PENNISI · PIVA & C. · RAFFAELLO PERNICI · RENZO MORONI · REVE ART · ROB SMEETS OLD MASTER PAINTINGS · ROBERTO CAMPOBASSO · ROMANO FINE ART · ROMIGIOLI ANTICHITÀ · SALAMON & C. · SANDRO MORELLI · SANTA TECLA · SCULTURA ITALIANA di Dario Mottola · SOCIETÀ DI BELLE ARTI · TETTAMANTI ANTICHITÀ · TOMASSO Ltd. · TORNABUONI ARTE · VERDINI · VOENA · WALTER PADOVANI