La scoperta di un dipinto apre sempre diverse linee di ricerca, specialmente quando il soggetto raffigurato è un ritratto. Il Ritratto di Julia Lavarello Anselmo del 1907 rappresenta il caso perfetto sia per riaprire gli studi sul ritratto femminile alla moda, sia per aggiornare e arricchire la già vasta produzione artistica di Vincenzo Irolli. Merito del rinvenimento si deve al collezionare di Giorgio Baratti, che da Milano a Firenze, raccoglie, custodisce e moltiplica la bellezza e la propone al grande pubblico. L’opera viene esposta al pubblico, in collaborazione al Comune di Genova, alla GAM – Galleria d’arte moderna di Nervi dal 6 settembre al 30 novembre del 2026.

Vincenzo Irolli: Vita e arte
Vincenzo Irolli nasce a Napoli nel 1860. Dopo aver ammirato nel 1877 le opere di Francesco Paolo Michetti e Antonio Mancini esposte all’Esposizione Nazionale di Napoli, decide di abbandonare gli studi accademici per iscriversi all’Istituto di Belle Arti. Incoraggiato da Domenico Morelli, figura fondamentale per la sua maturazione espressiva, nel 1879 partecipa all’Esposizione Promotrice di Napoli con Felice rimembranza, opera con cui conquista il primo premio.
Nonostante i primi importanti riconoscimenti, Irolli fatica a trovare un pieno spazio di affermazione nell’ambiente critico italiano. Deve infatti la sua fortuna principale agli apprezzamenti ottenuti a Parigi dove, tra il 1910 e il 1915, viene considerato un diretto erede del nucleo originale degli Italiens de Paris, condividendo le ricerche in ambito ritrattistico portate avanti da Giovanni Boldini. Se in Francia ottiene un notevole successo di critica, in Italia viene spesso liquidato come un pittore al mero servizio della borghesia. Questo giudizio condiziona la sua fama ufficiale, pur non impedendogli di riscuotere un grande successo di pubblico nelle esposizioni di Genova, Torino, Milano, Napoli e Roma.
La pittura di Irolli deve molto alle ricerche di Morelli, Mancini e soprattutto di Mariano Fortuny Y Marsal, artista spagnolo di passaggio a Napoli nel 1874. Le atmosfere dilatate, la luce intensa e una stesura pastosa e vibrante caratterizzano il linguaggio di Irolli, che sintetizza colore e luce sia nei paesaggi sia nei ritratti di genere. Nell’ambito della figura femminile, si dedica a molteplici tipologie: dalle donne assorte in occupazioni quotidiane (come ne La lettura del 1930), alla Femme Fatale (come nella Dama sul Divano, dai richiami boldiniani), fino all’omaggio alla delicatezza del lavoro femminile (La venditrice di violette). Irolli sceglie il ritratto per raccontare la realtà circostante senza esagerazioni, rendendo la potenza del colore manifestazione pura di luce e bellezza.

Il ritratto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento
Il Ritratto di Julia Lavarello Anselmo conferma la capacità di Irolli di assimilare la lezione dei suoi maestri Morelli e Mancini, a loro volta influenzati da due figure internazionali d’eccezione: John Singer Sargent e James Abbott McNeill Whistler. Sargent conosce Mancini in Italia nel 1878; Mancini entra poi nella cerchia dell’inglese a Roma e compie un fertile viaggio in Inghilterra tra il 1901 e il 1902, periodo fondamentale per la sua ritrattistica. Se Mancini predilige solitamente piccoli formati, nel Ritratto della Signora Pantaleoni (1894) guarda direttamente alla monumentalità della Madame X di Sargent (1884). Whistler, invece, porta in Italia un colorismo accostabile a Tiziano e Velázquez e un’eleganza nelle pose capace di rompere con il rigido accademismo.
Come evidenzia Manuel Carrera, tra il 1890 e il 1910 il ritratto in Italia è il genere che meglio recepisce le sollecitazioni internazionali. Londra diventa la capitale del ritratto moderno grazie all’istituzione, nel 1891, della Society of Portrait Painters, dove Boldini e Mancini espongono con enorme successo accanto a Sargent e Whistler. Se Boldini ritrae donne dalla bellezza sensuale e ammiccante, Mancini (e con lui Irolli) lavora sulla materia pittorica e sull’uso del colore per esaltare pose, sguardi ed effetti di sorpresa.
Il genere ritrattistico si afferma con forza anche attraverso le grandi istituzioni espositive. La prima Biennale di Venezia del 1895 e, in particolare, la quinta edizione del 1903 con la celebre “Sala del Ritratto Moderno”, consacrano il genere a livello internazionale. Nel 1904, la Mostra Internazionale del Ritratto a Roma organizza un ulteriore momento di confronto in cui figurano opere di Boldini, Sargent, Mancini e Noci. Il ritratto italiano di inizio Novecento comprende così le ricerche europee e si sviluppa su base regionale attraverso il dialogo continuo con i maestri stranieri.
Julia Lavarello Anselmo: tra arte e status sociale di Belle Époque
Ambientato in un interno scuro decorato con una pianta e una carta da parati a motivi vegetali in stile pompeiano, il ritratto mostra Julia Lavarello Anselmo in tutta la sua monumentalità: busto di tre quarti, capelli raccolti, abito raffinato da giorno e preziosi gioielli che rimarcano lo status di moglie di uno dei più importanti armatori del mondo.
Il collier indossato è identificabile con un’elegante Rivière di diamanti, tipologia di alta gioielleria di grande fortuna tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Irolli restituisce con precisione gli effetti luminosi e la sequenza regolare delle pietre, offrendo una preziosa testimonianza di come tali ornamenti venivano percepiti nell’alta società della Belle Époque. Il prestigio economico della famiglia Lavarello, protagonista dei traffici transatlantici con l’Argentina, fa ritenere che si trattasse di gemme autentiche, acquistate sui mercati internazionali di Londra o Anversa e poi montate presso storiche botteghe orafe genovesi come Chiappe o Gismondi.

La natura di questo dipinto alla moda fa ipotizzare che siano stati gli stessi committenti a proporre il modello a Irolli, attingendo alla frequentazione della nobiltà industriale sudamericana e alle riviste di moda internazionali. L’opera risponde perfettamente alle funzioni della committenza borghese del periodo: celebrare la famiglia attraverso la donna, consolidare il ruolo sociale ed esibire il lusso. Per Irolli si tratta di un’importante occasione per cimentarsi con un genere colto e omaggiare i grandi modelli del passato e del presente (da Morelli e Tallone fino a Klimt, Boldini e Sargent).
Infine, il dipinto si pone in diretto dialogo con le opere conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi e alle raccolte Frugone di Villa Grimaldi Fassio (con sculture e dipinti di Monteverde, Tallone, Nomellini, von Lenbach e Boldini). L’analisi di questo inedito mette in luce il ruolo storico del mare come canale privilegiato non solo per i commerci e le migrazioni, ma anche per la circolazione delle opere d’arte e dei linguaggi figurativi internazionali. Riprendendo le tracce di Boldini e Sargent, Julia Lavarello Anselmo fa così ritorno a casa per dialogare direttamente con la sua città.
*Il ritratto è oggetto di indagine del lavoro di Gianluca Carchia in Argentina Genova andata/ritorno. L’inedito Ritratto di Julia Lavarello Anselmo di Vincenzo Irolli, a cura di Gianluca Carchia, Martina Leone, Fabio Obertelli, Sagep Editori, 2026, pp. 16-29.
24 Settembre 2026