Paul Troubetzkoy a Milano, tra Scapigliatura e modernismo

Nato nel 1866 a Intra, sul Lago Maggiore, Paul Troubetzkoy cresce tra ville nobiliari, artisti e musicisti. È il pittore Daniele Ranzoni a segnarne la formazione, introducendolo alla Scapigliatura milanese, che plasma il suo linguaggio scultoreo, in forma anti accademica.

di Omar Cucciniello*

Tra i verdi accesi, le ombre di smeraldo e i riflessi bluastri dello splendido ritratto dei principi Troubetzkoy bambini dipinto da Daniele Ranzoni nel 1874, il viso del piccolo Paul all’età di otto anni emerge da un ovale che sembra contenere il microcosmo formativo del futuro scultore: l’ambientazione nella serra della villa Ada di Ghiffa, sul Lago Maggiore, dove passò l’infanzia; il rapporto con i fratelli Pierre e Luigi; l’affezionata consuetudine con Ranzoni; il rapporto simbiotico con gli animali; la disinvolta naturalezza delle pose, l’aristocratica eleganza, l’antiaccademica spontaneità, la vitalità trepida dei ritratti, vivaci e velati di una sospesa malinconia; infine, lo sfaldarsi della forma nella luce e nel colore. Sono elementi che caratterizzeranno tutta l’opera di Paul Troubetzkoy.1

Troubetzkoi, che, dal marmo e dal bronzo cinetici e colorati, al solo magistero delle ombre e delle luci, delle asperità e delle delicatezze, che uncinano con violenza, o trattengono, sdraiandosi su piani molli, la luce; lo scultore fattosi da sé, coglieva un galoppo di cavallo, la posa di un cane che bracca annusando, il riposo civettuolo di una damina, le fresche e sobrie nudità di una verginella primaverile.2

Albert Harlingue (1879–1963), Paul Troubetzkoy in his studio in Paris with his wolves, 1909 – 1914, photograph. Bibliothèque historique de la Ville de Paris, collections Roger-Viollet, Paris.
© Albert Harlingue / Roger-Viollet

Erede di una famiglia russa di antica nobiltà, Paul Troubetzkoy nasce nel 1866 a Intra, sulle sponde del Lago Maggiore, figlio del principe Pietro, diplomatico russo inviato a Firenze (allora capitale d’Italia), e di Ada Winans cantante lirica americana, trasferitisi, una volta sposati, prima a Intra, poi nella vicina Ghiffa, dove costruiscono Villa Ada, con il grande giardino sul lago. Complice la mondanità del luogo, le conoscenze e la voce di Ada Winans, la famiglia, poco più che benestante nonostante la nobiltà3, ha modo di frequentare il bel mondo, le ricche famiglie della nobiltà e dell’alta borghesia provenienti da Milano e dall’estero, ma soprattutto artisti, scrittori, musicisti e politici, come il conte Orsetti, il generale Ulysse Grant, i Francfort, gli Junk, Eleonora Duse, Alfredo Catalani, Arrigo Boito. L’ambiente in cui cresce Troubetzkoy è quindi quello di una cultura raffinata e cosmopolita, in cui riveste un ruolo di grandissima importanza Daniele Ranzoni, che realizza numerosi ritratti di famiglia e vedute del lago.

Paul Troubetzkoy (1866-1938), Lady Constance Stewart-Richardson, 1914, bronze, cm. 34,3 × 29,9 × 12,7. Fine Arts Museums of San Francisco, Theater and Dance Collection, Gift of Mrs. Alma de Bretteville Spreckels. Ph. Randy Dodson. Courtesy of the Fine Arts Museums of San Francisco

Originario di Intra, Ranzoni frequenta assiduamente la famiglia dal 1871 fino al 1877, quando parte per l’Inghilterra, stringendo uno stretto rapporto con i principini: insegna a giocare a scacchi e a nuotare nel lago, costruisce un teatro di marionette, sistema il giardino della villa, insegna la pittura a Pierre – che diventerà pittore – e la storia al recalcitrante Paul, “era sempre di umore allegro e vivace. Prendeva parte ai nostri divertimenti ed egli stesso pareva divertirsi come un ragazzo”, come ricorderà Luigi.4 È lui a introdurre presso i principi Tranquillo Cremona – che risiederà spesso in uno degli chalet del parco – e Giuseppe Grandi, la “trinità dei nani giganti” della Scapigliatura artistica milanese. Secondo un topos che ricalca innumerevoli aneddoti analoghi, sarà proprio Giuseppe Grandi a rimarcare il precoce talento dell’undicenne Paul, che aveva modellato una testa di cavallo studiata dal vero.5 Quando, dopo una stentata carriera scolastica, Paul si trasferisce a Milano nel 1884 per diventare uno scultore, passerà proprio dallo studio di Grandi, per poi tentare con Donato Barcaglia e infine con Ernesto Bazzaro, dove resisterà solo tre mesi.6

Exhibition “Paul Troubetzkoy. The Sculptor of the Belle Époque”, Milan, GAM | Modern Art Gallery, from 27 February to 28 June 2026 © Vincenzo Bruno for CMS Cultura
Exhibition “Paul Troubetzkoy. The Sculptor of the Belle Époque”, Milan, GAM | Modern Art Gallery, from 27 February to 28 June 2026 © Vincenzo Bruno for CMS Cultura

Riottoso allo studio e alle regole, evita accuratamente l’Accademia di Belle Arti di Brera, allora la più rinomata d’Italia, passaggio obbligato per ogni artista dell’epoca, persino per quelli che vi si opporranno. La sua formazione avviene brevemente negli atelier e soprattutto nella vita di Milano, “la città più città d’Italia”7. In campo artistico, la scultura della Scuola di Milano, che aveva dominato i decenni precedenti facendo della città una capitale della scultura internazionale8, si era ormai esaurita in un parossistico virtuosismo nella lavorazione del marmo, mentre si affacciavano le novità del realismo sociale, che avrebbe dominato gli anni novanta. Ma soprattutto la Scapigliatura, primo movimento antiaccademico totalizzante dell’arte italiana, che intreccia letteratura e poesia, teatro e musica, pittura, scultura e arti applicate, aveva scardinato le convenzioni del realismo borghese, dissolvendo la forma attraverso “una lettura pittorica del fenomeno della realtà, colta nel suo mutamento ininterrotto e afferrabile se non per frammenti, per ‘impressioni’”9. A queste date Cremona era già morto (1878), Ranzoni era isolato dalla malattia mentale e Grandi chiuso nel lavoro ossessivo del monumento alle Cinque Giornate, ma i tre avevano lasciato un’impronta forte sulla formazione di Troubetzkoy e su numerosi artisti della generazione successiva, determinando un nuovo linguaggio moderno, apprezzato dalla borghesia più progressista.10

* Ndr: il testo è stato estratto dal catalogo della mostra “Paul Troubetzkoy. Il principe scultore”, a cura di C. Champy-Vinas, Omar Cucciniello, Anne-Lise Desmas, Édouard Papet, Galleria d’Arte Moderna, Milano, dal 27/02 al 29/06 2026. Catalogo edito da Officina Libraria, 2025, Roma.


1. Sul dipinto N. D’Agati, in Galleria 2017, p. 175. Il più giovane Luigi va sicuramente identificato nel bambino a destra; nei suoi ricordi, lui stesso identificherà nel bambino al centro Paul (Troubetzkoy 1952, p. 10), che la critica più recente ha invece identificato in quello a sinistra, mentre al centro sarebbe ritratto Pierre. I nomi dei tre fratelli variano in base al tempo e ai luoghi: Pierre o Pietro; Luigi o Gigi; Paolo o Paul, come si riscontra nelle diverse firme. Lo stesso vale per il padre (Pietro o Piotr o Pëtr in russo) e per il cognome.

2. Lucini 1908, p. 546.

3. La maggior parte delle informazioni sull’infanzia si deve ai ricordi di Luigi, scritti in tarda età negli anni Cinquanta; il
manoscritto si conserva al Museo del Paesaggio di Verbania, in parte trascritto in Troubetzkoy 1952, Troubetzkoy 1981-
1982 e id. 1985.

4. Troubetzkoy 1982, p. 185. Il ruolo di Ranzoni sarà ricordato da Raffaello Giolli nel 1912 e nel 1913.

5. Giolli 1913, p. 10. Secondo Luigi si trattava, invece, di una testa di vecchio, Troubetzkoy 1982, p. 204.

6. Giolli 1913, p. 10.

7. Verga 1881.

8. Sulla Scuola di Milano si veda Tedeschi 1995 e Cucciniello 2017.

9. Piantoni 1990, p. 17. Sulla Scapigliatura si veda Mostra della Scapigliatura 1966, Il segno della Scapigliatura 2006,
Scapigliatura 2009.

10. De Poli 1988.